Ambiente 

Navi da crociera, la beffa dell’elettrificazione: i moli restano al diesel e i quartieri respirano i fumi

Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova – Centro di Diritto Ambientale attacca dopo l’Osservatorio Salute Ambiente: il collaudo atteso slitta senza certezze alla fine del 2027

Quella che doveva essere una tappa verso il risanamento dell’aria sul fronte porto si è trasformata, per i comitati, in una brusca frenata. L’Osservatorio Salute Ambiente del Comune di Genova, riunito lunedì, ha consegnato una notizia che Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova – Centro di Diritto Ambientale definiscono una «doccia fredda»: il collaudo dell’elettrificazione dei moli dove attraccano le grandi navi da crociera, atteso per giugno 2026, non ha più una prospettiva vicina e certa. Tutto slitterebbe alla fine del 2027, senza garanzie definitive sui tempi.

Il nodo, secondo le due realtà ambientaliste, sarebbe ancora una volta burocratico e gestionale. Al Ministero dei Trasporti spetterebbe individuare chi dovrà gestire gli impianti e riscuotere il pagamento dell’energia utilizzata dalle navi. Una questione amministrativa che, però, sulle alture di Granarolo e San Teodoro non resta sulla carta: si traduce in mesi e mesi di attesa, mentre le grandi navi continuano a produrre a bordo l’elettricità necessaria durante la sosta in porto.

Il punto è proprio questo. Finché l’elettrificazione dei moli non sarà realmente operativa, le navi da crociera continueranno a funzionare come città galleggianti alimentate dai propri generatori, con fumaioli che arrivano a decine di metri d’altezza e che, nella stagione crocieristica, restano per ore sopravento rispetto alle case. Per chi abita lungo il fronte porto, non si tratta di una discussione tecnica: significa respirare emissioni prodotte da generatori alimentati con diesel e gas naturale, mentre le promesse di abbattimento dell’inquinamento vengono rinviate.

Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova – Centro di Diritto Ambientale contestano proprio questa distanza tra decisioni, ritardi e vita reale dei quartieri. «Certamente non hanno la minima idea di che cosa voglia dire costringere migliaia di persone che abitano lungo il fronte porto a respirare aria malsana», denunciano, puntando il dito contro un sistema che continua a scaricare sui residenti il costo sanitario e ambientale dell’inazione.

Secondo le associazioni, ogni mese, per centinaia di ore, chi vive sulle alture di Granarolo e San Teodoro si ritrova esposto ad aria con concentrazioni di biossido di azoto superiori a cento microgrammi per metro cubo. Un dato che, se confermato nel quadro dei monitoraggi, rende ancora più pesante il rinvio: perché mentre si discute di gestori, bollette e competenze, nei quartieri si continua a respirare.

La vicenda dell’elettrificazione dei moli, presentata da anni come una delle risposte indispensabili all’impatto ambientale del traffico crocieristico, rischia così di diventare l’ennesimo capitolo di una promessa rinviata. E il paradosso è evidente: Genova continua a promuovere il proprio ruolo di grande porto crocieristico, ma non riesce ancora a garantire ai residenti una condizione elementare, quella di non dover pagare con la qualità dell’aria il prezzo delle navi ferme in banchina.


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